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Ecco i prodotti tipici: l'arista è il carré di maiale con l'osso, steccato e arrostito che va gustato preferibilmente freddo; il buristo in cuffia è un sanguinaccio insaccato nello stomaco del suino, tipico di Siena; i cantucci sono fettine di pane all'olio dolce, insaporito con semi di anice e mandorle, rimessi al forno a biscottare, per essere consumati infine con il Vin Santo; il panforte è il tipico dolce natalizio di Siena rotondo e piatto, a impasto sodo arricchito di canditi, mandorle e spezie, imbiancato di zucchero al velo. Per i formaggi si distinguono: il baccellone, un formaggio tenero di latte di pecora o misto, che si mangia in primavera nel Pisano abbinato alle fave fresche; le crete, formaggelle sode e pastose prodotte da latte di pecore che pascolano nell'Arcetino su terreni cretosi ricchi di erbe aromatiche; il marzolino, un formaggio prodotto dal latte di pecora in primavera in piccole forme da consumare fresco o stagionato; il raviggiolo, detto anche giuncata, prodotto con latte crudo di pecora o di capra lasciato asciugare in canestri di vimini, dura cinque o sei giorni e può essere mangiato salato, dolce o fritto con le uova; il pecorino, realizzato con latte ovino e prende nomi diversi. Per i salumi ricordiamo: la carnesecca, che è la parte del maiale posta tra la spalla e il ventre e che, una volta asciugata, si conserva per mezzo del sale, e altro non è che la pancetta che in Toscana viene anche chiamata rigatino; la finocchiona è una mortadella aromatizzata con i semi di finocchio, aglio, sale e pepe; il mazzafegato è una salsiccia a base di fegato di suino identica a quella che si trova in Umbria; i prosciutti toscani sono salati per le condizioni climatiche in cui nascono, poco propizie ai prosciutti dolci; le salsicce di zenzero, tipiche di Siena, sono profumate allo zenzero; il sanbudello, una volta era un sanguinaccio, oggi è un salame di carne e frattaglie tipico dell'Aretino, ottenuto tritando insieme cuore, fegato e pezzi di carne grassa, drogati con sale, pepe, semi di finocchio, aglio, chiodi di garofano in polvere; la soppressata è un famoso salame di origine senese preparato con la testa del suino prima cotta e poi pressata con le stesse droghe che si usano nel panforte, ossia coriandoli, chiodi di garofano, pepe nero, noce moscata e cannella.
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Ma soprattutto, a contrassegnare la gastronomia toscana è il rito della costata alla fiorentina, che si ripete da secoli, immutabile, facendo lo slalom, recentemente, tra crisi alimentari e divieti legislativi. Occorrono fette di vitellone e alla fine della cottura, dopo aver sparso sulla carne sale e pepe ed aver abbassato il fuoco, una pennellata di olio d'oliva, di quello prodotto in Lucchesia. Primitiva e semplice è la preparazione della costata alla fiorentina, però la sua base è la fetta di carne che deve essere della giusta grandezza e del giusto spessore, di una precisissima parte dell'animale e di un animale particolare: il vitellone. Che ne sarebbe poi della costata alla fiorentina se all'ultimo momento non ci fosse la pennellata di olio toscano? Ecco, l'olio è l'unica compiacenza che la cucina toscana si concede: a Lucca l'olio è diventato la fonte di una fiorente industria. Di questa cucina semplice, le verdure ne sono la più classica esemplificazione, primi fra tutti i fagioli, che i più raffinati mettono a cuocere come un tempo in una fiasca, direttamente sul fuoco; per non parlare dei carciofi che, se hanno a Roma la loro capitale, qui vengono preparati con rara sapienza. Certo, il centro della cucina toscana è il focolare all'antica, dove accanto alla griglia domina il girarrosto. Un'altra cucina vive invece sulle rive del mare: il Tirreno è ricchissimo di pesci e Livorno è il centro maggiore dell'attività peschereccia. Qui è stato inventato il "cacciucco", una zuppa di pesce nella quale confluiscono a piacere e con fantasia tutti i possibili tipi di pesce, molluschi e crostacei, dall'anguilla al totano, alla cicala, alla murena, allo scorfano, al nasello, all'aragosta, al polpo, alla triglia e alle seppie. Ne viene fuori un piatto stupendo e piccante, una specie di rosso caldo guazzabuglio di saporitissimi ingredienti accompagnati da una fetta di pane abbrustolito, insaporito di aglio e condito con un soffritto di pomodori e peperoncini rossi. In tema di pesci, la Toscana vanta anche un fritto di mare, le triglie rosse di scoglio e le famose "cieche", piccole anguille nate da poco che devono il loro nome al fatto che non ci vedono ancora, il che facilita la cattura in grande quantità. Naturalmente non mancano i dolci. A Siena è famoso il panforte: mandorle, farina, nocciole, cacao, cannella, spezie e frutta candita, un miscuglio divenuto dolce tradizionale del Natale. Ci sono anche dolci meno lussuosi in Toscana: i brigidini, venduti sulle bancarelle dei mercati e delle sagre, e il più modesto castagnaccio inventato dai boscaioli degli Appennini pistoiesi, dove la farina di castagne fornisce l'estro per tutta una serie di dolci, dalle frittelle di vario tipo alle torte cosparse di pinoli e uva secca e condire di olio.
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