Campania
PIZZA, SOLE E MARE
ALL'OMBRA DEL VULCANO
ANTICHE GOLOSITA'

PIZZA, SOLE E MARE
Spaghetti e pizze sono i due poli di attrazione della cucina napoletana. La pasta alimentare ha un uso diffusissimo: si va dagli spaghetti ai maccheroni, ai bucatini, ai vermicelli, in una varietà infinita di forme e di tipi. Napoli non ha inventato gli spaghetti, come alcuni credono; le paste alimentari, infatti, sono originarie della Sicilia, ma qui, a pochi chilometri da Napoli, si è trovato il modo di essiccarle e di conservarle. La loro abilità si rivela nel rito della cottura (gli spaghetti devono essere cotti al punto giusto - "al dente" - in modo cioè che non diventino eccessivamente molli e collosi) e in quello del condimento, di cui gli ingredienti più semplici sono l'olio e l'aglio; ed è così che molti napoletani amano consumarli. Il condimento più classico è la "pommarola", il sugo che ha reso famosi nel mondo i cuochi napoletani. Certo, la cucina di questa regione deve molto al pomodoro: è impensabile la cucina napoletana prima che Cristoforo Colombo andasse a scoprire l'America e prima che i pionieri portassero dal Perù il pomodoro, fino ad allora sconosciuto nell'intera Europa. Del pomodoro, oltre che la pasta, si vale in notevole misura anche la pizza. Questo famosissimo piatto è diventato il sinonimo di Napoli e dell'Italia nel mondo. La pizza, che è un impasto di acqua e farina, e che gli storici fanno risalire addirittura all'età neolitica, ha trovato nel pomodoro la chiave del suo successo; nata nella sua versione moderna verso il 1500, con l'introduzione del pomodoro, nel 1700 era già diventata un cibo da re. Nella reggia di Caserta, la pizza dominava i ricevimenti dei Borbone, e Ferdinando IV giungeva perfino a farla cuocere nei forni di Capodimonte, gli stessi nei quali nascevano le famose ceramiche. Della pizza esistono centinaia di diverse ricette: una nomenclatura vastissima nella quale si va dalla pizza margherita (che fu inventata in onore della prima regina d'Italia, e che perciò è tricolore, con il rosso del pomodoro, il bianco della mozzarella e il verde del basilico), alla marinara, alle quattro stagioni, etc. La mozzarella è uno degli ingredienti principali della pizza: sono famose la mozzarella di Battipaglia e di Aversa, fatte di latte di bufala, originarie del Casertano. Un piatto a sè è la mozzarella in carrozza, da friggere tra due fette di pan carrè, passate nell'uovo e nel pane grattugiato. In pieno secolo ventesimo, i napoletani continuano ad affollare, insieme ai turisti, Santa Lucia, per ammirare il tramonto e per consumare i frutti di mare e piatti tradizionali nelle trattorie del porticciolo costruite su palafitte arroccate sulla scogliera. Naturalmente il pesce è all'ordine del giorno nella cucina napoletana; entra in moltissime ricette di paste e di risi o fa piatto a sè, come i polpi che a Posillipo vengono cotti a fuoco lento con aglio, olio, olive, capperi e prezzemolo in terrine di creta perfettamente chiuse. Famosi anche i polpi alla Luciana, preparati nel porticciolo di Santa Lucia, nelle pentole di creta con peperoncini piccanti e pomodori. Cozze, vongole e calamari sono la materia prima di molti piatti eccellenti. Caratteristica di questa cucina sono i "passatempi", cibi minuti (tartine, frutti di mare, pizzette, composizioni minime di verdure) che si consumano in piedi in qualsiasi momento della giornata: per mangiare bene non ci si deve necessariamente sedere a tavola.
ALL'OMBRA DEL VULCANO
Gran parte del territorio campano è montuoso e scarso d'acqua, quindi le uniche zone agricole sfruttate per la coltivazione sono quelle pianeggianti a ridosso delle zone costiere, come Napoli Caserta e Salerno che favorite dai terreni vulcanici molto fertili, dall'abbondanza di acqua e dal clima ottimale, hanno una grossa produttività. La Campania si pone ai vertici per la qualità e la produttività dei prodotti agricoli. Detiene i primati nella produzione, distribuita a livello nazionale, di pomodoro, patate, melanzane, peperoni e piselli, oltre alla frutta con fichi, albicocche, susine e ciliegie. Per agevolare la produzione di questi prodotti più redditizi, i terreni utilizzati per la produzione di cereali sono stati ridotti. Molto importante è anche la produzione di agrumi, di vino, di olio; oltre che canapa e tabacco. Dalla Campania viene distribuita quasi tutta la canapa del mercato italiano. L'allevamento è costituito in buona parte da bovini e bufali, caratteristici delle Regione. Nelle zone montane si trovano gli allevamenti di ovini, specialmente capre. Il mare non offre una ricca pesca e di conseguenza viene poco praticata. Le uniche zone sfruttate sono quelle adiacenti alle coste dove pescano molluschi e crostacei, componenti primari della la cucina campana.
ANTICHE GOLOSITA'
Ecco una rassegna dei prodotti tipici. Le cervellatine sono le classiche salsiccette napoletane di carne magra suina, lardo, condite con sale, pepe e vino rosso e insaccate in budelline d'agnello. I diavulilli sono confetti piccolissimi di vari colori inventati dai frati di un convento di Napoli. Si usano per decorare i dolci. I fichi al cioccolato sono fichi asciugati al forno, farciti con noci, mandorle e canditi e rivestiti di cioccolato. Sono una specialità del Salernitano. I susamielli sono biscotti natalizi a forma di "esse", in passato fatti con semi di sesamo e miele da cui il nome. Lo stenteniello è il corrispondente napoletano del marro abruzzese. Il torrone dei santi è un torrone speciale ricoperto di cioccolato e diavulilli che si prepara per il giorno di tutti i Santi a Napoli. I fidanzati lo regalano alle fidanzate. Tra i formaggi, i più noti sono i burrielli, detti anche bocconcini di cardinale, piccole mozzarelle conservate nel siero in anfore di creta; il caciocavallo, che si chiama così perché le forme sono prima legate in coppia con funicelle e poi sospese, durante la stagionatura, a cavallo di travi o bastoni. E' un formaggio di latte vaccino a pasta filata. La sua pasta è compatta, la crosta sottile, dura e liscia. Il colore della crosta ne rivela l'età, importante anche per scoprire diversi sapori: dal dolce al piccante. A sei mesi il caciocavallo diventa formaggio da grattugiare. La mozzarella è invece un formaggio a pasta filata di latte di bufala. Bianchissima, liscia, dolce e tenera racchiude in se parte del siero che fuoriesce al taglio. Di solito si tratta si sfere schiacciate di peso non superiore al mezzo chilo. Il suo nome noto già nel Quattrocento come mozza, è antico come il bufalo da cui deriva, giunto in Italia con i Longobardi. Per i salumi, particolarmente gustosi sono il capecuollo, preparato con i muscoli dorsali del suino interi; le salsicce alla calabrese, che derivano da un modo di confezionare la salsiccia in uso da secoli in Campania e uniscono carne magra suina con lardo fresco, sale, peperoncino, pepe, semi di finocchio e vino rosso asciutto, il tutto insaccato nel budello suino; le salsicce di bufalo sono un'antica specialità casertana preparata con carne di bufalo giovane e di polpa di tacchino tritate assieme a grasso di maiale e insaporite di sale, peperoncino rosso, semi di finocchio e anicini; le salsicce di polmone sono preparate con frattaglie suine: fegato, polmone, cuore, reni insieme a peperoncino e altre droghe.
LE RICETTE DELLA REGIONE
Pomodori ripieni
Insalata di riso con polpo e verdutine dell'orto
Risotto agli odori
Risotto nelle melanzane
Sartù di riso
Risotto alle melanzane
Risotto con carote e coniglio al dragoncello
Riso con burro alla frutta
Risotto paestum
Timballo di riso Ferdinando II
Omelette con riso al ketchup
Risotto con le cozze alla Bella Napoli
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