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La parte montuosa costituisce poco più della metà del territorio complessivo della regione e la parte alta della pianura, quella non fertile, è poco coltivata. La parte carsica è quasi tutta senza alcun tipo coltura. La fascia bassa della pianura invece, bonificata dalle risorgive naturali, è altamente fertile e sfruttata: qui troviamo anche due ettari di risaie, coltivate a Loto. Il prodotto della Regione non costituisce un rilevante dato di produzione nazionale, ma le coltivazioni maggiormente presenti sono granoturco, segale, barbabietole da zucchero, tabacco e frutta. Le piantagioni più diffuse sono quelle dei vigneti, sparse un po' dappertutto in pianura e in collina. In Friuli Venezia Giulia vengono prodotti molti vini pregiati esportati in tutto il mondo, di cui ricordiamo il Tocai e il Merlot. La produzione più caratteristica è quella della grappa. L'allevamento dei bovini da carne e da latte è molto intenso, oltre a quelli dei suini dei quali troviamo prodotti di ottima qualità. Dopo il Veneto, la Regione tiene il secondo posto per l'allevamento del baco da seta, che sta comunque perdendo d'importanza con l'avvento delle fibre artificiali. I principali porti ittici sono: Trieste, Monfalcone e Grado. La pesca sta diventando sempre meno redditizia, perché il mare è sempre più povero di pesce.
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I prodotti tipici sono: la brovada, che è il nome che si da alle rape bianche fatte maturare nei mastelli con le vinacce per circa novanta giorni, che si tagliano a fette e si fanno stufare con il lardo diventando base della iota o contorno per il muset; i bussolai, ciambelle di pasta all'uovo con burro e zucchero, un tempo regalo di rito dei padrini ai cresimandi; la cubana, un dolce pasquale di pasta sfoglia o lievitata, arrotolato sul ripieno a "strudel" e poi attorcigliato a chiocciola. Per i formaggi si ricordano: la cuncia, una ricotta fresca amalgamata con sale e pepe, tenuta a riposo per due giorni e poi rilavorata aggiungendo del latte fresco e nuovamente lavorata dopo due giorni con sale, latte e pepe, quindi pressata e conservata, per essere pronta al consumo dopo una settimana; il liptauer condito è un formaggio pecorino morbido e bianco prodotto nella città ungherese di Liptau e poi esportato in bottiglie, che i triestini mangiano condendolo con burro, acciuga spinata, cumino, un po' di porro e cipolla, qualche cappero sotto sale, senape e paprica; il montasio è un formaggio di latte vaccino a pasta dura e semicotta, che stagiona per due-cinque mesi, ma dopo diventa da grattugiare; la puina è una ricotta per lo più affumicata prodotta oltre che nel Bellunese anche in Friuli, dove è detta scuete, quella fresca, e scuete fumade l'affumicata; lo s'cipi, che tradotto in italiano significa formaggio magro, è un formaggio che, tagliato a fettine, viene passato nella farina gialla e saltato nel burro per accompagnare uova fritte.
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I salumi sono invece: il muset, il migliore è quello di Cividale e delle Valli del Natisone e il nome deriva da uno degli elementi che lo compongono, il grifo di maiale, visto che si tratta di un salume nato dall'impasto tra carne magra di maiale, cotica e muscoletti teneri della coscia insaporiti con sale, noce moscata, cannella, pepe, coriandolo, pepe garofanato e marsala e si cucina come lo zampone per accompagnarlo alla zuppa di fagioli o alla brovada; i polmonezit sono salsicce ricavate dal polmone di maiale insaccate nel budello che si mangiano con i crauti e con la brovada; il prosciutto di San Daniele ha la caratteristica forma con lo zampetto attaccato al cosciotto e l'incredibile dolcezza della sua polpa rosea quasi senza grasso è dovuta al sistema di salaggio e alle condizioni ambientali durante la stagionatura; il sanguinaccio alla boema è sangue suino imbudellato insieme a pane grattugiato, maggiorana, ciccioli, odore di scorza di limone, aglio, sale e pepe e si mangia dopo averlo lessato, tagliato a fette e fritto
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