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La polenta trionfa nella cucina veneta. Accanto alla polenta c'è il pesce, che ha in Chioggia la sua capitale, nella quale ancora oggi i "bragozzi" portano a riva il meglio della fauna marina del "pescoso e amarissimo Adriatico". In fatto di pesci i veneti sono maestri: non c'e' nulla di più tipicamente "veneziano" dei ristoranti e delle rosticcerie che si affacciano sulle "calli", sui "rii" e sui maggiori canali della impareggiabile Venezia. Qui il pesce si cuoce secondo le regole più classiche: fritto, ai ferri o lessato, e in tutti i casi il suo profumo e il suo sapore sottile fanno parte dei ricordi di chiunque, da tutto il mondo, sia stato ospite di questa città. Ma il pesce fa la parte del leone in tutta la cucina veneta: dagli antipasti magri assortiti (gamberetti, polpi, seppie, cicale di mare) ai primi piatti (la zuppa di cappe, quella di "peoci" e l'eccellente ed inimitabile "broeto"), alle pietanze (i pesci fritti e arrosto, dagli scampi ai calamaretti, alle code di rospo, alle orate, ai cefali, alle sogliole e alle anguille; oppure i pesci lessati, dai branzini alle triglie). E, quasi che il pesce donato dalla natura al Veneto non bastasse, gli abitanti di queste zone sono andati a cercarne uno altrove, lontano dall'Adriatico. L'hanno trovato nei gelidi e lontani mari del Nord: il merluzzo. Partendo dallo stoccafisso (cioè dal merluzzo seccato al sole), i veneti hanno creato uno dei primi piatti della loro cucina, il famoso "bacalà a la visentina". Il loro "bacalà" è anche un piatto pittoresco, tenuto conto che la sua preparazione comincia tre giorni prima a suon di colpi di martello di legno sullo stoccafisso e con un bagno di 48 ore per farlo rinvenire, prima di metterlo a nuotare nel latte e nell'olio accanto alle cipolle, all'aglio, alle acciughe e al prezzemolo. Si sposa perfettamente con la polenta e i veneti lo trovano ancora migliore quando è riscaldato, e lo consumano nelle ore più strane, tanto che un proverbio locale dice: "Baccalà alla vicentina, buono di sera e di mattina".
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Da Vicenza a Treviso, nell'entroterra della Serenissima. Qui ci attende il famoso radicchio rosso, la più celebre tra le verdure venete: in dicembre, portato a tavola, è simile ad un fiore purpureo, carnoso, fresco come se fosse stato inventato apposta perchè sulla tavola da pranzo ci sia sempre la primavera. Suo parente prossimo, anche se più dolce e con foglie screziate di colori, è il radicchio di Casterfranco Veneto. Ci sono poi tante altre verdure che eccellono nella cucina veneta: per esempio, i piselli che, chiamati qui "bisi", entrano di prepotenza in un piatto classico, accolto ormai anche nella cucina internazionale, i "risi e bisi". Del riso nel Veneto si fa grande uso e questo è un fatto singolare considerando che, eccettuato il delta del Po, i più grandi produttori di riso si trovano in Lomellina ed a Vercelli. I veneti però producono riso di altissima qualità, oltre che nel Rodigino, sopratttutto nella zona di Isola della Scala, nel Veronese: qui troviamo gran parte dei 3350 ettari di risaia della regione. Sono coltivati soprattutto a Vialone Nano, una varietà che ha ottenuto recentemente l'Indicazione geografica protetta, il bollino blu europeo. Di questo cereale i veneti hanno un concetto diverso dai loro cugini lombardi: non lo mangiano mai liscio, infatti, ma sempre cotto e servito con molti ingredienti, come carni di tutti i tipi, perfino di montone, salsicce, fegatini di pollo, trippa, fagioli e uva passa, oltre naturalmente a pesci e frutti di mare. Accanto al riso, che domina decisamente la prima parte del pranzo, ci sono anche le paste (la famosa pasta e fagioli) e gli gnocchi di Verona. Verona ha una tradizione culinaria tutta sua e la vicinanza del lago di Garda le permette di essere specializzata nella preparazione della trota, il più prelibato trai i pesci veneti di acqua dolce. La cucina veneta conferma con la sua ricchezza e naturalmente anche con le sue specialità lo spirito esigente che ogni veneto ostenta quando si siede al suo desco. Il profumatissimo e dolcissimo prosciutto di San Daniele, oppure un inimitabile piatto di "torresani" o la tacchina novella ("paeta") aromatizzata con salsa di melograno, servita a Montecchio, o i gamberi (allevati in acqua dolce) di S.Paolo di Piave, o il saporitissimo ma delicato fegato alla veneziana, o gli asparagi di Bassano, o, infine, la tradizionale "polenta e osei" che impera un po' ovunque.
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Oltre al riso, nella regione si produce prevalentemente grano, granoturco e piante da frutto. Molto sviluppate sono anche le colture industriali come quella del tabacco, della canapa, della barbabietola da zucchero, della soia, delle carote, delle mele, delle pere, dell'orzo, dei piselli e dei fagioli. La produzione di vino è la più notevole: infatti il Veneto è al terzo posto. Alcuni vini tipici veneti sono molto pregiati anche all'estero, tra i quali vi ricordiamo il Valpolicella, il Bardolino e il Soave. Altre specialità prettamente venete sono: il radicchio rosso di Treviso, gli asparagi di Bassano e le ciliegie di Marostica. L'allevamento veneto è sviluppato in bovini e in particolar modo in suini, nelle provincie di Treviso e di Padova. Vi ricordiamo inoltre che il Veneto ha il primato assoluto nell'allevamento del pollame. Si alleva ancora il baco da seta, attività ormai abbandonata dalle altre regioni; con questo allevamento il Veneto ha il primato della produzione di bozzoli e di seta naturale. Oltre alla pesca d'alto mare si pratica la vallicoltura. Questa tecnica è tipica delle valli, dove diverse specie di pesci (l'anguilla, i muggini, le orate e i cefali), vengono recintate e arginate fino all'età adulta, per poi essere catturate quando vogliono uscire nel mare aperto. Chioggia è il primo o uno dei primi mercati ittici italiani, dal quale si spedisce il pesce fresco in città di mare come Napoli o Genova. I prodotti tipici sono: i bigoli, grossi spaghetti chiari, di farina bianca, o scuri, di farina integrale, fatti in casa con un torchio detto il "bigolaro", che assicura la tipica rugosità della superficie, essenziale per assorbire i sughi; la botarga o bottarga è il caviale dei veneziani e sono le uova dei grossi cefali che vengono fatte essiccare e poi servite a fettine condite con olio, pepe e succo di limone; la castradina è la carne di castrato proveniente dalla Dalmazia prima salata, affumicata e poi seccata al sole; la lingua alla veneziana è la lingua di manzo o di vitello tenuta in salamoia e poi lessata, diffusa in Italia come lingua salmistrata; le moleche sono granchi pescati nella laguna veneta nel momento in cui mutano la corazza, ossia quando sono molli e si possono mangiare interi; le morete sono salsicce di frattaglie molto drogate, di colore scuro per la presenza del fegato; il pucce è il nome bellunese dato al pane nero con semi di cumino.
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Per i formaggi vanno menzionati l'asiago, un formaggio di latte vaccino, grasso o mediamente grasso a pasta giallina, dura o semidura da usare nel primo anno per la tavola e poi anche grattugiato o come condimento; il morlacco, un formaggio di latte vaccino scremato, messo sotto sale e rigirato continuamente per sessanta giorni, finché è coperto di muffa verde mentre la sua pasta interna è morbida e biancastra; il sigher, dal tedesco Ziege, ossia capra, un formaggio a forma di pera preparato con latte di capra, il cui latte viene lasciato in recipienti di cotto dove si trasforma in cagliata e dopo la sgocciolatura viene unito a cipolla tritata, sale e pepe abbondante e lasciato stagionare, poiché il sigher più stagiona e più diventa saporito e cremoso; lo spress è un formaggio di latte intero a pasta cotta, poi cagliato e stagionato in luoghi naturalmente umidi dove non possa fermentare; lo stracon è un formaggio vaccino preparato a maggio con latte di mucche stanche (stracche) per la fatica degli alpeggi, di pasta gialla e grassa bucherellata e sapore dolce-amarognolo; la tosela è una formaggella vaccina di latte intero da servire fresca, visto che il nome di tosela deriva da tosa, ossia ragazza, cioè fresca. Questo formaggio si taglia a fette, si frigge nel burro cospargendolo di panna e si serve con polenta abbrustolita. Quanto ai salumi, il bondola è fatto con solo carni suine o con un misto di carni suine e bovine tagliate grosse e poi insaporite con pepe macinato, sale, vino rosso. Le carni vengono insaccate nel budello cieco del bue o nella vescica del maiale o nel gozzo del tacchino. A volte al centro si colloca una lingua salmistrata e in questo caso si chiama bondola investida. Si mangia dopo averla lessata per quattro ore insieme al purè di patate o a verdure al burro. La juganega, detta anche luganega, ossia "salsiccia", nel Trevigiano viene fatta con carni suine del collo e del guanciale, imbudellata a rocchi corti e legata a doppio spago. Nell'impasto vengono inseriti molti aromi ben combinati insieme. Esiste nella versione più grossa da mangiare con il riso e più magra da mangiare arrostita. Il museto è un salume da cuocere noto in tutto il Triveneto. Va lessato in una miscela di acqua e vino bianco e poi servito accompagnato da crauti o lenticchie. La sopressa, in italiano soppressa, è un salume confezionato secondo diverse ricette. In ogni caso si tratta di carni di maiale magre e grasse macinate tra loro e mischiate con sale, pepe, aglio e, nel Veronese, con vino Amarone.
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