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Di tipico in Abruzzo si evidenziano i seguenti prodotti. I confetti di Sulmona sono una specialità famosa in tutto il mondo. Di tutti i colori e formati sono preparati con mandorle confettate. La mucische è carne di pecora o capra salata e inchiodata sopra una tavola per essere poi seccata al sole e tenuta a prendere il fumo del camino. E' da servire a fettine con un po' di olio, peperoncino in polvere e origano sbriciolato. L'olio santo è una specialità di Teramo, è un olio di prima spremitura con peperoncino triturato. Si usa per condire carni, legumi e insalate. Il torrone di fichi secchi è una specialità di Chieti che si fa con fichi secchi pressati disposti a strati con cioccolato e mandorle tostate, aromatizzati e avvolti in carta stagnola. Lo zafferano è un tipico prodotto abruzzese ottenuto dagli stimmi del fiore di un crocus seccati e polverizzati. Per i formaggi ricordiamo il marcetto, un formaggio piccante preparato con pecorino quasi andato a male perché infestato da larve. Una volta ripulito e tritato il formaggio viene macerato con latte fresco di pecora, quindi, giunto a maturazione, viene setacciato e posto in vasetti nei quali riposa coperto di olio d'oliva. Poi c'è il pecorino abruzzese che può essere fresco e dolce o stagionato e piccante e si può conservare sott'olio. La scamorza è un formaggio di latte vaccino a pasta filante simile alla mozzarella. Viene messo in commercio poche ore dopo la manipolazione e va consumato presto altrimenti indurisce perdendo le sue caratteristiche. Quanto ai salumi, le mortadelle di Campotosto, sopra il lago omonimo, sono preparate con carne magra di maiali allevati a 1400 metri di altitudine. Sono legate come le provole e hanno carne rossa macinata fine attraversata da un lardello bianco. Il prosciutto aquilano è prodotto da maiali "magroni". Dopo essere stato salato e coperto di pepe nella parte nuda della cotenna viene esposto all'aria. Il saggicciottu è un salame di carne magra preparato con la spalla salata e asciugata all'aria aperta. La ventricina è una specialità della zona montana del Chietino. E' un salame di carne suina magra e grassa tagliuzzata col coltello, conciata con sale, peperoncino, semi di finocchio, scorza secca d'arancia e poi, insaccata nel ventre dello stesso animale. Da questo deriva il suo nome.
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Secondo gli storici, le prime testimonianze della coltura dell'olio in Abruzzo vanno fatte risalire al V secolo a.C. quando l'olivo fu piantato ovunque il clima lo consentisse. Prova ne sono, ancora oggi, le distese di ulivo che dalle pendici del Gran Sasso, della Maiella o delle colline pescaresi, digradano fino al mare. Proprio questa varietà regala all'olio profumi e sapori diversi. Introdotto dai coloni greci, l'olivo si è affermato anche per i suoi simbolismi e per l'enorme importanza come nutrimento. Infatti, nella mitologia ellenica, l'olivo è albero sacro a Minerva, dea della luce e della sapienza, che, con i suoi rami sempreverdi si cingeva la fronte dei
più valorosi condottieri e dei più insigni cittadini. Anche a Roma si realizzavano con l'olivo le corone di trionfo dei vincitori nell'antica Roma. Durante l'impero romano, attraverso le misure protezionistiche, fu molto potenziata la produzione dell'olio, in Abruzzo. Tuttavia, a seguito della caduta dell'Urbe, nella regione ci fu un lento e progressivo abbandono dell'olivicoltura. Successivamente, le devastazioni barbariche e, nel Medio Evo, le prepotenze fiscali dei signorotti locali e il basso compenso riservato agli olivicoltori, aggravarono la situazione. Fece il resto la dominazione spagnola che operò una politica economica protezionistica e, di conseguenza, favorì soltanto le esportazioni dell'olio prodotto nella regione iberica. Tuttavia, la tenacia abruzzese non si esaurì e i piccoli produttori continuarono a coltivare i propri uliveti che, tra l'altro, erano uno dei pochi mezzi di sussistenza familiare, almeno fino ai primi anni del Risorgimento quando la regione, cosi' come per il vino, iniziò a mostrare tutta la maturità di una cultura dell'olivo e dell'olio cresciuta nei piccoli borghi o nelle attività ecclesiastiche dei monasteri.. Gli olivicoltori selezionarono nei secoli decine di varietà che, dati i non facili collegamenti viari, ebbero diffusione locale. Basti ricordare le località di Castiglione Messer Raimondo in cui è diffusa la varietà Castiglionese, o Tocco Casauria con la Toccolana, o Carpineto della Nora in cui si coltiva la Carpinetana o, infine, la zona intorno a Chieti famosa per la varietà di olivo Gentile di Chieti.
A favorire la diffusione dell'olivo abruzzese contribuì, anche, la sua simbologia. Nella cultura cristiana, l'olivo è simbolo di pace e di speranza (la colomba dell'Arca di Noè ritorna con un ramoscello di ulivo per annunciare l'inizio di una nuova era di pace) e l'olio fu adottato come simbolo purificatore in tutti i popoli mediterranei. Naturalmente, l'olio non perse la sua importanza nell'alimentazione e, anche, nella cosmesi, dove esso veniva utilizzato per profumare il corpo, fortificare le membra e lenire le piaghe. Dalle falde del Gran Sasso al mare e dai colli Chietini ai piedi della Maiella, grandi oliveti oggi coprono valli e colline spingendosi fino a 500 metri di altitudine. Anticamente, l'olivo cresceva anche sulle sponde dell'ex lago Fucino, ad Ofena, Capestrano, nel Vastese. Attualmente, nella regione, sono oltre 47.000 gli ettari dedicati a questa coltura. Gli uliveti in Abruzzo sono localizzati in tre aree fondamentali: a nord lungo la prima parte delle Valli del Todino e del Vomano, nella zona di Teramo, più a sud nell'entroterra pescarese nella valle del Tavo e lungo una fascia collinare parallela alla costa compresa fra le città di Chieti e Vasto. Nell'interno, troviamo ancora ulivi nella vallata del Tirino e nella conca di Sulmona. Oggi, l' Abruzzo non è più terra di pastori di ottocentesca memoria, ma si va sviluppando la mentalità che l'olivo può diventare un nuovo strumento di ricchezza e, per questo, vengono intensificati gli studi agronomici e merceologici, condotti dall'Istituto Sperimentale per l'Elaiotecnica di Città S. Angelo. Con i suoi oliveti, attorno a cui è cresciuta una fitta rete di strutture di trasformazione (circa 600 frantoi oleari), la regione Abruzzo è attualmente annoverata tra le aree a più alta vocazione olivicola ed olearia, la cui produzione complessiva media annua di olio d'oliva è quantificata in circa 25.000 t, di qualità particolarmente pregiata: oltre l'80 % del prodotto è "Extra vergine". L'olio abruzzese ha riscosso negli ultimi anni notevoli successi nel mercato nazionale ed estero, perché ne esistono tante tipologie per tanti oli che sono tra i primi in Italia per qualità, grazie anche alle caratteristiche pedoclimatiche e al patrimonio varietale del terreno. L'olio extra vergine abruzzese deriva direttamente dalla spremitura delle olive, mediante processi meccanci, e raggiunge alti livelli qualitativi, legati alle indubbie proprietà organolettiche. Le certificazioni DOP Aprutino - Pescarese, colline teatine e colline Pretuziane rappresentano un vanto nazionale per l'Abruzzo.
La caratteristica di fondo dell'olivicoltura abruzzese è data dalla presenza di interi boschi di origine secolare che, soprattutto in virtù della presenza di microclimi particolari, specialmente nella conca di Sulmona e nella zona più montana in provincia dell'Aquila, consentono all'albero di prosperare, protetto dai massicci del Gran Sasso e della Maiella. Le olive sono in gran parte la "gentile" di Chieti e il "leccino". L'olio abruzzese ha molte somiglianze con quello toscano e con quello laziale, molto fluido e aromatico. Ad esempio, l'olio delle Colline Teatine si caratterizza per il colore, che varia dal verde al giallo, e per il sapore fruttato. Ad arricchire le proprietà dell'olio "Colline Teatine" sono due menzioni geografiche, Frentaneo (Lanciano e i dintorni) e Vastese (Vasto e dintorni). Il primo è verde con i riflessi dorati, il secondo verde-giallo. L'odore e il sapore fruttato costante dell'olio abruzzese, con queste varietà, acquistano un sentore erbaceo e una sensazione leggera di amaro e piccante.
Oggi, l'olivicoltura è una voce di tutto rispetto nell' economia regionale e partecipa col 7% alla costituzione della ricchezza agricola abruzzese, anche se tale valore aumenta, considerando l'indotto a livello di confezionamento e commercializzazione. L' Abruzzo produce oltre 230.000 quintali all'anno di olio, ottenuto dalla molitura delle olive. A tutelare l'extravergine delle colline di Moscufo, Pianella, Loreto Aprutino e di altri centri dalla storica e consolidata cultura olivicola provvede, dal 1996, la Denominazione di Origine Protetta "Aprutino Pescarese". La sua eccellente qualità nasce dal connubio tra le caratteristiche ambientali del territorio e un'antica tradizione olearia, che tiene conto di ogni particolare nella cura del prodotto: inizia con l'eseguire corrette pratiche agronomiche nell'oliveto, continua nella individuazione del momento migliore di raccolta delle olive, eseguita a mano e immediatamente molite e spremute meccanicamente a freddo secondo le più efficienti metodologie di estrazione, termina nella appropriata conservazione e preparazione del prodotto per l'immissione al consumo.
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